Herbert, da ascoltare e guardare
Se avesse concentrato tutto il suo talento in un’unica direzione, Herbert sarebbe probabilmente qualcosa di più del grande personaggio da culto qual è oggi. Se fosse un uomo tutto d’un pezzo sarebbe a tutti gli effetti oggi un leader.
Invece, impegnato nei panni dello scienziato pazzo della techno (“Around the House”, Bodily Functions”), del direttore d’orchestra di una grande swing band (“Goodbye Swintime”), del musicista politicizzato e radicale (“Plat du Jour”) e dell’aspirante al trono di Re Mida della soul music che fu (o è) di Prince (“Scale”), prosegue quella ricerca esistenziale di sé stesso, sperimentandosi su progetti musicali ogni volta più ambiziosi e estemporanei.
“Score” riassume il meglio della sua produzione come autore di colonne sonore per pellicole indipendenti come “Vida y Color”, “Le Defi”, “The Intended”, più alcuni corti. Diciassette bozzetti del suo genio e della sua astuzia. Quello di un grande alchimista dei suoni e delle impressioni musicali. Questa volta, filtrato nei suoi alambicchi digitali ci sono Badalamenti, John Barry, Yann Tiersen, di nuovo lo swing. Che diventano materia plastica per le sue invenzioni. Nuovamente incompiute, sorprendenti, frammentarie, emozionanti.
L’ennesima espressione della personalità contraddizione sfuggente di Herbert. La stessa che continua a farcelo amare in ogni sua reincarnazione.